Circolo "Giustizia e Libertà" di Sassari

"Solo chi lotta è degno di libertà" [Piero Gobetti] ..... La sinistra antiautoritaria, laica e federalista di Giustizia e Libertà, del Partito d'Azione, del socialismo liberale e libertario. ..... L'unica sinistra che può rifondare la sinistra.

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mercoledì, 25 giugno 2008

La Cineteca Sarda, la Regione Autonoma della Sardegna e il compagno Andrej Aleksandrovic Zdanov

Riceviamo dall'Associazione Schermi Rubati di Cagliari, e trasmettiamo invitando all'adesione.

Chi conosce Cagliari, vi è cresciuto e vi ha studiato magari parecchi anni fa, sa il valore che nel panorama culturale cittadino ha avuto ed ha l'attività della Società Umanitaria come luogo di elaborazione e dibattito. Ne sono usciti esperti e talenti professionali nel campo della cinematografia, ma soprattutto un robusto ambiente di cinefili preparati e raffinati; e anche chi non è arrivato a tanto (e chi scrive è fra questi) deve comunque all'Umanitaria l'essersi scrollato di dosso un po' di ignoranza in materia, oltre a tante serate ben spese su una poltroncina davanti a uno schermo. Inutile dire che tutto questo non è avvenuto per caso, dietro a questa attività ci sono stati operatori seri ed attivi: il ricordo grato va a Fabio Masala, che in tempi più recenti ha avuto evidentemente degni eredi.

La Regione Sarda - e nella fattispecie l'amministrazione Soru e l'assessore Mongiu - ha senz'altro buoni motivi nel voler costituire una Cineteca regionale, che valorizzi il patrimonio materiale e immateriale già presente in Sardegna, gli offra una forte legittimazione e ne favorisca la fruizione; come ha già fatto per la Digital Library e altre cose del genere. Ma si muove in questo caso, come in innumerevoli altri in precedenza, manifestando i soliti vizi che ne caratterizzano puntualmente l'azione.

Anzitutto una presunzione sconfinata: in Sardegna abbiamo un'ampia tradizione sul come si viene trattati stando in colonia, e a molti sardi (e noi fra loro) i buana non piacciono, di nessun colore; nemmeno quando vengono da Cagliari o da Sanluri o da Pattada. Questa amministrazione avrà pure (ed ha) delle buone idee: ma non ha ancora capito che non si sta muovendo nel bel mezzo del deserto del Gobi e non è un coraggioso avamposto di civiltà sul pianeta Marte. In Sardegna si fa già cultura, c'è già chi la fa da tempo, con buona pace di presidenti, gobiernadores et assessores e de sa frusa di "esperti" e fiduciari che si tirano dietro; e c'è pure chi la fa bene, come per esempio la Società Umanitaria; e soprattutto la fa sur le champ, non dietro la scrivania di un posto di governo e di potere politico o accademico: per esempio nelle infinite periferie di questa isola troppo grande e troppo frammentata. Non saranno luminari della scienza, questi operatori e le istituzioni in chi operano, non saranno continuamente sotto i riflettori mediatici: ma forse qualcosa da dire utilmente nel merito ce l'hanno. La pratica di quest'amministrazione è invece quella di sbarcare in qualsiasi ambito territoriale o tematico del Sardistan, sdegnare di guardarsi intorno e tanto meno di interpellare i nativi, partorire norme in astratto valide ed efficaci ma che di fatto lo sono assai meno nelle concrete situazioni, applicarle a suon di delibere ed ukaze senza darne nè chiederne ragione, e chi si è visto si è visto. Il tutto in assenza di un'opposizione degna del nome e soprattutto della dignità del suo ruolo; ed ancor più nell'assordante silenzio di quanti avrebbero alzato alti guai sino al cielo, se una cosa del genere la avesse anche solo pensata un Mauro Pili, ma di fronte a un'amministrazione "di sinistra" ritengono proprio dovere starsene muti, allineati e coperti: che se no torna Berlusconi. Come il famoso gatto trilussiano, dissidente dalla linea del Circolo der Libbero Pensiero di cui è socio, che si becca una reprimenda e alla fine "per restà ner Libbero Pensiero / da quella vorta nun pensò più gnente".

Ancora più negativa è la tendenza da parte della Regione a servirsi di queste "razionalizzazioni" per mettere al guinzaglio la realtà di un mondo culturale sardo che è fatto di istituzioni molteplici e dai molteplici nature e ruoli - perchè diverse sono le realtà dell'isola, e fare cultura a Cagliari e Sassari non è la stessa che farla a Orune o Gonnosnò - "governandone" le scelte. Ovvero subordinando l'erogazione di finanziamenti ad un giudizio nel merito dell'attività culturale svolta. Ed al minuto, non a corpo: se mi piace questa iniziativa te la finanzio e te la patrocino (ma in questo modo ti impongo persino l'obbligo di fare realizzare manifesti ed inviti dai miei grafici, perchè se la Regione mette i soldi della Regione deve essere l'immagine); se non mi piace, picche, non vedrai mai una lira.

Ad uso dei lettori non dell'isola preveniamo una possibile obiezione: in una situazione del genere, un'associazione culturale che opertasse putacaso a Parma o a Pontedera potrebbe tranquillamente dire: benissimo, tu Regione per finanziarmi pretendi di entrare nel merito delle mie scelte culturali ? Te ne puoi comodamente andare al diavolo, perchè se non li prendo da te, i denari che mi servono me li dà uno sponsor privato, una fondazione privata o bancaria; che non pretende di mettermi il guinzaglio. In Sardegna nulla di tutto ciò: o mangi la minestra della Regione, o te ne stai a coltivare le tue carote. E se la coltivazione di ortaggi non ti è sufficiente, la tentazione di lasciarsi mettere su murrale (= la museruola, sempre per i non sardi) è molto ma molto forte.

Stavolta c'è passata l'Umanitaria, poveretta. Prima di lei è toccato a tutta una serie di variegate realtà come cooperative di bibliotecari, scuole di musica, cooperative di gestione di siti culturali, istituti di cultura anche di lunga e consolidata e prestigiosa attività. Ci sono molti dati inquietanti in questa situazione: uno è l'assordante silenzio in cui queste operazioni si svolgono(oltre al fatto che talvolta a romperlo non sono state le persone e gli enti più adatti: perchè comunque di gestione clientelare delle politiche culturali la Sardegna ne ha conosciuta, si ha un bel dire il contrario, quando sparano su questo Soru e Mongiu hanno ragione da vendere a càntari). Ma l'altro è che la pretesa di governare la cultura in questo modo non ce l'hanno nemmeno Berlusconi e Dell'Utri, che da reazionari efficienti sanno che oggi se non vuoi far parlare un avversario basta che lo marginalizzi nel mondo della comunicazione, parli pure quanto vuole, ma solo in canali poco seguiti: lui sul Manifesto l'Unità o Micromega, loro su Canale 5 Rete 4 e Rai Uno. E ti fanno fuori, persino se ti chiami Uòlter Veltroni e ti dai grandi arie di grande comunicatore: 13 e 14 aprile docent senza appello.

La pretesa di dire a un'associazione o istituzione culturale cosa devono o non devono dire, la lasciano invece agli elementi più screditati dei loro team: l'idea ricorrente di "normalizzare" la storia contemporanea nei libri di scuola la si può abbaiare quanto si vuole su "Libero", ma una Gelmini visibilmente non la ritiene una cosa seria e non l accoglierà mai; perchè sa che un Porta a Porta ben costruito, con Pansa da un lato e un Rizzo qualsiasi dall'altro, è capace di muovere più idee e più consensi di tutti i corsi di storia tenuti dai docenti di liceo da Vipiteno a Modica. L'idea di mettere su murrale a Rizzo - o a Pansa, come forse vorrebbe qualcuno dall'altra parte - e  tanto più di farlo imponendo il ricatto dell'erogazione dei finanziamenti in una situazione di sostanziale monopolio, invece è poprio out, inelegante oltre che inefficace: proprio una roba da comunisti.

Ma le robe da comunisti evidentemente nell'amministrazione Soru sono il dernier cri degli stilisti: aspettiamo di vedere el gobiernador presentarsi in pubblico vestito di verde, da Grande Timoniere; o l'assessore Mongiu sfoderare un look blu metalmeccanico, in stile Chiang Ching tanto per restare in tema: in tema di stile di governo, anche.

E ad entrambi, mentre ripetiamo per tutti l'invito a sostenere la Società Umanitaria e soprattutto a rompere l'assordante silenzio sulla politica culturale della Regione, dedichiamo grazie alla generosità di Wikipedia (a cando su murrale a issa puru ?) la scheda biografica di un signore che la pensava in modo abbastanza analogo a loro quanto a gestione delle politiche culturali. Non siamo sicuri che il Governatore lo conosca (non si può sapere tutto), abbiamo meno dubbi sull'assessore che sfodera continuamente le proprie ascendenze culturali gramsciane. Non sappiamo come possano sentirsi in una simile compagnia, che certo a noi non sarebbe gradita, ma in definitiva sono fatti loro: noi possiamo solo dire che hanno fatto e stanno facendo di tutto per meritarla.

Con quale efficacia poi, sarà il tempo a dirlo: di giacobini pieni di buone idee e convinti di avere i numeri (e il potere....) per realizzarle senza doversi di preoccupare di fare i conti con i lazzari, la storia della sinistra italiana è purtroppo assai piena. Peccato che i lazzari non sempre si contentino di perline, e soprattutto ogni cinque anni vadano a votare. Che la storia dei giacobini dell'assessorato di viale Trieste possa andare a finire in un bel 1799, ci sono tutte le premesse: presidente e assessori e rispettivi staff i dati elettorali li sapranno pure leggere, e quando guardano a cosa è successo in Sardegna sia alle politiche di aprile, sia alle amministrative di 15 giorni fa, qualcosa dovrebbero vedere, se si tolgono le fette di prosciutto dagli occhi. Le elezioni regionali sono ormai fra meno di un anno, vedano loro. E ora lasciamo la parola alla scheda, e poi all'appello per la Cineteca Sarda e la Società Umanitaria.

 

Andrej Aleksandrovič Ždanov (Андре́й Алекса́ндрович Жда́нов) (Mariupol', Ucraina, 26 febbraio secondo il calendario gregoriano, 14 febbraio secondo il calendario giuliano, 1896 - 31 agosto 1948) è stato un uomo politico sovietico.

Nel periodo staliniano fu l'arbitro della linea culturale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e Presidente del Presidio del Soviet Supremo dell'URSS (1945-1948). Morì nel 1948 in circostanze oscure e misteriose.

Ždanov fu inflessibile nell'imporre il cosiddetto realismo socialista e nel liquidare ogni fermento di libertà essendo promotore di una serie di azioni atte a censurare la produzione artistica e letteraria in Unione Sovietica. Le opere non ritenute conformi agli ideali del partito venivano accusate di "formalismo" e censurate; gli autori di queste "deviazioni" venivano ammoniti pubblicamente; l'opera Lady Macbeth del distretto di Mzensk, del celebre compositore Dmitrij Šostakovič venne pesantemente accusata nel gennaio del 1936 tramite un articolo apparso sulla Pravda, intitolato Caos anziché musica. Il triennio detto Ždanovščina ("Era di Ždanov", 1946-48) segna il culmine di questa situazione di controllo e repressione.

Solo dopo anni, con Nikita Khruščёv, si venne a sapere della tragica fine riservata a scrittori ed artisti che intesero difendere la libertà della cultura del regime.

Dal 1948 e fino al 1989 la sua città natale in suo onore ha preso il nome Ždanov.

 


 

PETIZIONE DI SOSTEGNO PER LA CINETECA SARDA - SOCIETA’ UMANITARIA

Come probabilmente alcuni di voi già sanno esiste in queste settimane una questione CINETECA SARDA / REGIONE SARDEGNA che sta preoccupando non poco operatori e appassionati che come noi usufruiscono dei servizi della cineteca.

Riassumo i termini della questione per chi non ne fosse al corrente.

Le Regione ha annunciato che istituirà presto una Cineteca Regionale presso i locali della ex-Manifattura Tabacchi in via Regina Margherita.
In questo annuncio non si fa alcun cenno alla Cineteca Sarda Società Umanitaria e al prezioso ruolo di raccolta, conservazione e divulgazione del patrimonio filmico e di promozione della cultura cinematografica che ha svolto e che continua a svolgere grazie alla instancabile opera di Antonello Zanda e Giuseppe Pilleri.

La nascente Cineteca Regionale diverrà per forza di cose proprietaria delle opere (nei vari formati in pellicola e in digitale) presenti a tutt’oggi presso la Cineteca Sarda - Società Umanitaria e allo stato attuale non sembra esserci l'intenzione di integrare, insieme all'archivio, gli operatori della struttura attuale (cosa che è avvenuta in modo spontaneo e naturale in tutta Italia, in situazioni analoghe).

Pertanto potrebbe accadere che la costituenda Cineteca Regionale determini di fatto la scomparsa dell'Umanitaria di Cagliari e la fine della grande attività di promozione e divulgazione culturale di Antonello Zanda e Giuseppe Pilleri.

L'ipotesi di un colpo di spugna sull'enorme patrimonio culturale della Società Umanitaria Cineteca Sarda è così assurdo da apparire  incredibile.
Pensiamo che una delle cose belle di Cagliari sia appunto la Cineteca Sarda.

Vi è una movimentazione in questi giorni attraverso petizioni che possono essere inviate al blog:
http://cinetecasarda.blogspot.com/
Oppure la petizione che può essere direttamente firmata presso la sede della Cineteca, in viale Trieste 118 o all'Odissea, sempre in viale Trieste.
Oppure è possibile dare il proprio sostegno attraverso una email all'umanitaria:
umanitaria.ca@tiscali.it

Insomma, si tratta di far sentire la propria voce affinchè chi dovrà prendere decisioni in merito tenga conto di quanto rappresenti per i cinefili di Cagliari la Cineteca.

Noi speriamo vivamente che la Regione decida di consentire alla nuova cineteca regionale di poter iniziare la sua attività essendo operativa fin da subito, insieme ad Antonello Zanda, Giuseppe Pilleri e il loro staff e la loro notevole competenza, così da non disperdere, ma invece valorizzare, il prezioso patrimonio culturale e identitario di cui sono instancabili portatori.
E' grazie alla loro passione e competenza che realtà come la nostra a Cagliari hanno avuto l'entusiasmo e la fantasia di creare le proprie associazioni!
Tanti come noi a Cagliari devono molto alla loro attività.

Prendete parte numerosi alla petizione di sostegno alla Cineteca Sarda.

Grazie.
Ass. Schermi Rubati

postato da: glcircolo alle ore 19:23 | link | commenti
categorie: appuntamenti

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